In questo volume:
Corrado Bozzoni, Germania XIV-XV secolo: la parrocchiale di Schwäbisch Gmünd
Abstract: The differences observed between the nave and the choir of the Heiligkreuzkirche are likely attributable to the patrons’ and builders’ intention to emphasize the distinct functions and meanings of the two parts. The design should be ascribed to Heinrich Parler. It is only with the construction of the late fifteenth-century vaults that a transformation occurs in stylistic and figurative terms. The central role traditionally attributed to this building must, however, be reassessed in light of the considerable typological as well as formal variety of churches erected between 1350 and 1500.
Ita: Le differenze osservabili tra la navata e il coro della Heiligkreuzkirche sono verosimilmente riconducibili all’intenzione dei committenti e dei costruttori di enfatizzare le diverse funzioni e i differenti significati delle due parti dell’edificio. Il progetto deve essere attribuito a Heinrich Parler. Solo con la realizzazione delle volte tardo-quattrocentesche si assiste a una trasformazione sul piano stilistico e figurativo. Il ruolo centrale tradizionalmente attribuito a questo edificio deve tuttavia essere riconsiderato alla luce della considerevole varietà tipologica e formale delle chiese edificate tra il 1350 e il 1500.
Augusto Roca De Amicis, Vignola nell’aristotelismo del Cinquecento
Abstract: Building on a critical insight of Sandro Benedetti hitherto overlooked, this essay seeks to investigate the connection between Giacomo Barozzi da Vignola’s position on the architectural orders and the normative tendencies of sixteenth-century Aristotelianism in the literary sphere, particularly with reference to Lodovico Castelvetro. Despite the reticence of the brief text accompanying the plates of Vignola’s treatise, several indications – reconsidered here – appear explicable precisely through the establishment of such a correlation. In parallel, the essay offers points of reflection for outlining the course of Vignola criticism over the past century, shaped by both misunderstandings and positive contributions.
Ita: Muovendo da un’intuizione critica di Sandro Benedetti finora trascurata, il presente saggio intende indagare il rapporto tra la posizione di Giacomo Barozzi da Vignola in merito agli ordini architettonici e le tendenze normative dell’aristotelismo cinquecentesco in ambito letterario, con particolare riferimento a Lodovico Castelvetro. Nonostante la reticenza del breve testo che accompagna le tavole del trattato di Vignola, alcuni indizi — qui riconsiderati — risultano spiegabili proprio attraverso l’istituzione di tale correlazione. Parallelamente, il contributo propone spunti di riflessione per delineare l’evoluzione della critica su Vignola nel corso dell’ultimo secolo, segnata tanto da fraintendimenti quanto da apporti interpretativi di rilievo.
Gaspar Dos Reis Souza Lima, L’anticamera del ‘ben morire’: la cappella della conforteria di Ponte
Abstract: In 1575 the Compagnia della Misericordia (the Confraternity of San Giovanni Decollato, St. John the Beheaded) in Rome built a chapel known as the Conforteria di Ponte or di Tor di Nona. It stood in the so-called execution courtyard near the Sant’Angelo Bridge, where it served to minister to those condemned to death – referred to at the time as “patients.” In addition to the rites performed in the chapel before their deaths, the severed heads of the condemned were interred there, having first been displayed on the bridge during the macabre yet solemn spectacle of public execution. This grim ritual was intended as a powerful admonition to virtuous living for all who crossed the bridge on their way to the Vatican. The chapel was immortalized by Antonio Tempesta in his map of Rome of 1593, only a few years after its construction.
Ita: Nel 1575 la Compagnia della Misericordia (Confraternita di San Giovanni Decollato) di Roma fece edificare una cappella nota come Conforteria di Ponte o di Tor di Nona. Essa sorgeva nel cosiddetto cortile delle esecuzioni, in prossimità di Ponte Sant’Angelo, dove svolgeva la funzione di assistere spiritualmente i condannati a morte, indicati all’epoca come “pazienti”. Oltre ai riti celebrati nella cappella prima dell’esecuzione, le teste recise dei giustiziati venivano qui sepolte dopo essere state esposte sul ponte durante il macabro ma solenne rituale dell’esecuzione pubblica. Tale pratica aveva lo scopo di costituire un potente ammonimento a una vita virtuosa per tutti coloro che attraversavano il ponte diretti verso il Vaticano. La cappella fu immortalata da Antonio Tempesta nella sua veduta di Roma del 1593, a pochi anni dalla sua costruzione.
Marcello Villani, Sovrapposizione. Note sull’ambiguità nell’architettura del tardo Cinquecento
Abstract: The essay seeks to highlight and examine a particular design approach characteristic of late sixteenth-century architecture, especially in Rome. The architectural typologies under consideration are church façades, altars, and portals. Their common feature lies in the subversion of an orderly arrangement of parts through the mechanism of superposition, whereby an element that should be neatly framed by others expands to overlap the adjoining components. In conclusion, the essay analyzes the possible sources of inspiration and the underlying motivations for the origin and development of this distinctive compositional mode.
Ita: Il saggio intende mettere in luce e analizzare un particolare approccio progettuale caratteristico dell’architettura della tarda età cinquecentesca, in particolare a Roma. Le tipologie architettoniche prese in esame sono le facciate di chiese, gli altari e i portali. Il loro tratto comune risiede nella sovversione di un ordinato assetto delle parti attraverso il meccanismo della sovrapposizione, per cui un elemento che dovrebbe essere nettamente inquadrato da altri si espande fino a sovrapporsi ai componenti adiacenti. In conclusione, il contributo esamina le possibili fonti di ispirazione e le motivazioni sottese all’origine e allo sviluppo di questa peculiare modalità compositiva.
Luca Maggi, Progettisti e operatori nella costruzione della cappella Aldobrandini in Santa Maria Sopra Minerva
Abstract: The Aldobrandini Chapel in Santa Maria sopra Minerva, formerly the Orsini Chapel, was transformed into a family mausoleum by Clement VIII beginning in 1601. After his death, the work was carried forward by his nephew Pietro until the chapel’s consecration in 1611. Its architectural, decorative, and sculptural configuration reveals two distinct phases: the first attributable to Giacomo Della Porta, the second to Carlo Maderno. Equally crucial was the role of the family’s technical expert, Giovanni Antonio Pomis, in overseeing the construction.
Ita: The Aldobrandini Chapel in Santa Maria sopra Minerva, formerly the Orsini Chapel, was transformed into a family mausoleum by Clement VIII beginning in 1601. After his death, the work was carried forward by his nephew Pietro until the chapel’s consecration in 1611. Its architectural, decorative, and sculptural configuration reveals two distinct phases: the first attributable to Giacomo Della Porta, the second to Carlo Maderno. Equally crucial was the role of the family’s technical expert, Giovanni Antonio Pomis, in overseeing the construction.
Marisa Tabarrini, Navicella inquieta: i progetti di ricollocazione del mosaico di Giotto della Basilica di San Pietro da Maderno a Borromini
Abstract: The demolition of the ancient basilica of St. Peter’s in the early seventeenth century required the architects of Pope Paul V to dismantle and relocate all those elements that held profound material and symbolic significance for the Christian world: sepulchers, furnishings, decorations, works of art, and architectural “relics.” The principal testimony of medieval mosaic work was Giotto’s celebrated Navicella, which, originally set into the eastern façade of the quadriporticus, was dismantled and repositioned in the new parvis of St. Peter’s, above a fountain attached to the corridor wall of the Apostolic Palaces and supplied with water from the spring of the Vatican Cemetery. This was, however, a temporary arrangement because the Navicella was to be moved several times until a permanent location was found at the close of the century. While the troubled vicissitudes of this “navigation” are well known, less studied are the successive schemes for its setting and architectural integration that were required on each occasion. The powerful symbolic charge of the Navicella also shaped a project by Papirio Bartoli for the papal choir, conceived in opposition to Carlo Maderno’s design.
Ita: La demolizione dell’antica basilica di San Pietro, avviata nei primi decenni del Seicento, impose agli architetti di papa Paolo V lo smontaggio e la ricollocazione di tutti quegli elementi dotati di un profondo valore materiale e simbolico per il mondo cristiano: sepolture, arredi, decorazioni, opere d’arte e “reliquie” architettoniche. La principale testimonianza della produzione musiva medievale era la celebre Navicella di Giotto che, originariamente collocata sulla facciata orientale del quadriportico, venne smontata e riposizionata nel nuovo sagrato di San Pietro, al di sopra di una fontana addossata al muro del corridoio dei Palazzi Apostolici e alimentata dall’acqua proveniente dalla sorgente del Cimitero Vaticano. Tale sistemazione ebbe tuttavia carattere provvisorio, poiché la "Navicella" fu destinata a numerosi spostamenti prima di trovare una collocazione definitiva alla fine del secolo. Se le travagliate vicende di questa “navigazione” sono ampiamente note, meno indagati risultano invece i successivi progetti di allestimento e di integrazione architettonica che si resero necessari in ciascuna fase. La potente carica simbolica della Navicella influenzò inoltre un progetto di Papirio Bartoli per il coro papale, concepito in aperta contrapposizione alla soluzione elaborata da Carlo Maderno.
Bruno Torresi, Onorio Longhi e il ‘restauro’ della cappella Sannesi in San Silvestro al Quirinale
Abstract: On June 23, 1507, Julius II granted the church of San Silvestro to the Florentine Fra Mariano Fetti of the Dominican Order of San Marco in Florence. Work began immediately and was completed in 1524, most likely to a design by Antonio da Sangallo the Younger. Fra Mariano reserved for himself the second chapel on the left, entrusting its decoration to Polidoro da Caravaggio and Maturino da Firenze. After Fra Mariano’s death in 1531, the Dominicans were transferred to the convent of Santa Maria sopra Minerva. In 1555, Cardinal Gian Pietro Carafa, elected pope under the name Paul IV, granted the church to the order of the Clerics Regular, which he had founded together with Gaetano da Thiene. Over the years, the Theatines carried out substantial enlargements and renovated the chapels, further encouraged by Pope Clement VIII on the occasion of the Jubilee of 1600. At this stage, in 1602, the Theatines granted Fra Mariano’s former chapel to the Sannesi family, who renewed it through the work of Onorio Longhi. The renovation respected the paintings of Polidoro and Maturino, and today it remains the only chapel in San Silvestro preserving evidence of the Dominican period and the work of the two artists. Onorio’s architecture asserts itself forcefully in the arrangement of the upper register – left incomplete by the painters after the Sack of Rome – through the imaginative altarpiece frontispiece and the stuccowork of the vault, which frames Cavalier d’Arpino’s frescoes depicting scenes from the life of Saint Stephen. This architectural intervention is stylistically linked to other innovative works by Onorio Longhi.
Ita: Il 23 giugno 1507 Giulio II concesse la chiesa di San Silvestro al fiorentino fra Mariano Fetti dell’Ordine Domenicano di San Marco in Firenze. I lavori ebbero inizio immediatamente e si conclusero nel 1524, con ogni probabilità su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane. Fra Mariano riservò per sé la seconda cappella a sinistra, affidandone la decorazione a Polidoro da Caravaggio e a Maturino da Firenze. Dopo la morte di fra Mariano nel 1531, i Domenicani furono trasferiti al convento di Santa Maria sopra Minerva. Nel 1555 il cardinale Gian Pietro Carafa, eletto papa con il nome di Paolo IV, concesse la chiesa all’ordine dei Chierici Regolari, da lui fondato insieme a Gaetano da Thiene. Nel corso degli anni i Teatini promossero significativi ampliamenti e rinnovarono le cappelle, interventi ulteriormente incentivati da papa Clemente VIII in occasione del Giubileo del 1600. In questa fase, nel 1602, i Teatini concessero l’antica cappella di fra Mariano alla famiglia Sannesi, che ne curò il rinnovamento attraverso l’opera di Onorio Longhi. L’intervento rispettò le pitture di Polidoro e Maturino e la cappella rappresenta tuttora l’unico ambiente di San Silvestro a conservare testimonianze del periodo domenicano e dell’attività dei due artisti. L’architettura di Onorio Longhi si impone con particolare forza nell’organizzazione del registro superiore — rimasto incompiuto dai pittori dopo il Sacco di Roma — attraverso l’invenzione del fronte d’altare e la decorazione in stucco della volta, che incornicia gli affreschi di Cavalier d’Arpino raffiguranti scene della vita di santo Stefano. Tale intervento architettonico si collega stilisticamente ad altre opere innovative di Onorio Longhi.
Bartolomeo Azzaro, Brevi note sulla facciata borrominiana dell’Oratorio della Congregazione di San Filippo Neri
Abstract: Sandro Benedetti examined how Rome’s identity shifted in the Counter-Reformation, from Renaissance ideals to a renewed spirituality often described as ‘Christian humanism’. This transformation is visible in the popular devotions promoted by Filippo Neri and the Oratorians, who, under the influence of the Council of Trent, not only played a key role in religious life but also advanced new architectural forms. Borromini’s façade for the Oratory of the Chiesa Nuova embodies this spirit. Conceived as a ‘gem’ set within the ‘ring’ of the church – an image drawn from medieval Christian iconography that connotes unity and covenant – the façade uses subtle visual devices to underscore its sacred character. The distinctive profile of the façade, and above all its innovative gable, establishes a symbolic connection with Marian devotion and iconography.
Ita: Sandro Benedetti ha analizzato il modo in cui l’identità di Roma si trasformò nel corso della Controriforma, passando dagli ideali rinascimentali a una rinnovata spiritualità spesso definita come “umanesimo cristiano”. Tale mutamento risulta evidente nelle pratiche devozionali popolari promosse da Filippo Neri e dagli Oratoriani, i quali, sotto l’influsso del Concilio di Trento, non solo svolsero un ruolo centrale nella vita religiosa, ma contribuirono anche all’elaborazione di nuove forme architettoniche. La facciata realizzata da Borromini per l’Oratorio della Chiesa Nuova incarna pienamente questo spirito. Concepita come una “gemma” incastonata nell’“anello” della chiesa — immagine derivata dall’iconografia cristiana medievale, evocativa di unità e di alleanza — la facciata ricorre a raffinati dispositivi visivi per sottolinearne il carattere sacro. Il profilo distintivo dell’elevato e, soprattutto, l’innovativa soluzione del frontone instaurano un forte legame simbolico con la devozione e l’iconografia mariana.
Dimitri Ticconi, Carlo Fontana e i suoi ‘scolari’ versus Carlo Rainaldi e l’esordio di Tommaso Mattei: contributo alla conoscenza dell’architettura romana tra Seicento e Settecento
Abstract: The biography of Carlo Fontana published by Lione Pascoli in 1730 credits him with numerous “students,” among them several of the most prominent architects active in late seventeenthand early eighteenth-century Rome. Subsequent scholarship has generally accorded Pascoli’s testimony considerable authority, with the notable exception of Furio Fasolo. A closer examination of Fontana’s professional activity between roughly 1670 and 1680, however, reveals the significant influence of Carlo Rainaldi and his collaborators—figures on whom the Ticinese architect himself relied. Several of the architects identified by Pascoli as Fontana’s “students” were in fact trained in Rainaldi’s workshop. Such was the case with Tommaso Mattei, who inherited from his master not only the bulk of his commissions but also the “decorative” sensibility that came to characterize his work in his later years.
Ita: La biografia di Carlo Fontana pubblicata da Lione Pascoli nel 1730 gli attribuisce numerosi “allievi”, tra i quali figurano alcuni dei più eminenti architetti attivi nella Roma tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. La storiografia successiva ha generalmente riconosciuto alla testimonianza di Pascoli una notevole autorevolezza, con la significativa eccezione di Furio Fasolo. Un’analisi più attenta dell’attività professionale di Fontana tra circa il 1670 e il 1680 rivela tuttavia la rilevante influenza esercitata da Carlo Rainaldi e dai suoi collaboratori, figure sulle quali lo stesso architetto ticinese fece affidamento. Diversi architetti indicati da Pascoli come “allievi” di Fontana risultano infatti essersi formati nella bottega di Rainaldi. È questo il caso di Tommaso Mattei, il quale ereditò dal maestro non solo la maggior parte delle sue commissioni, ma anche quella sensibilità “decorativa” che avrebbe caratterizzato la sua produzione negli anni successivi.
Bruno Fralleoni, «Et in Arcadia ego». Funzione, forma, misura: la lezione di Sandro Benedetti e il concorso del 1732 per la facciata di San Giovanni in Laterano
Abstract: The essay reconstructs the competition announced in 1732 by Clement XII for the new façade of San Giovanni in Laterano (Saint John Lateran), offering a critical analysis of the projects submitted by Salvi, Vanvitelli, and Galilei. By comparing drawings, contemporary sources, and design principles, it demonstrates that Galilei’s victory was not political or contingent, but rather the result of a superior coherence among function, form, and proportion within the framework of Clementine architectural culture.
Ita: Il saggio ricostruisce il concorso bandito nel 1732 da Clemente XII per la nuova facciata di San Giovanni in Laterano, offrendo un’analisi critica dei progetti presentati da Salvi, Vanvitelli e Galilei. Attraverso il confronto tra disegni, fonti coeve e principi progettuali, il contributo dimostra come la vittoria di Galilei non sia riconducibile a ragioni politiche o contingenti, bensì al risultato di una superiore coerenza tra funzione, forma e proporzione all’interno del quadro della cultura architettonica clementina.
Simona Benedetti, Nuovi disegni di Giovan Battista Giovenale per la cattedrale di Albano Laziale: restauri e trasformazioni del primo Novecento
Abstract: The contribution examines in depth a corpus of unpublished drawings and writings by Giovan Battista Giovenale, prepared for the restoration and decorative refinement of the cathedral of Albano Laziale dedicated to Saint Pancras. This work was launched in 1913 to mark the celebrations of the sixteenth centenary of the Edict of Constantine, who founded the original early Christian structure, later transformed over the centuries. Furthermore, one of the cathedral’s parishioners was Sandro Benedetti, whose specific studies addressed the eighteenth-century works carried out during the period when Carlo Buratti, a prominent figure of Arcadian architecture, was active. The analysis of this unpublished documentation confirms Giovenale’s authorship of the entire remodeling project, of which many elements remain visible today. Particularly eloquent are the numerous drawings preserved in Giovenale’s private archive; through his autograph notes and dates, together with the accompanying technical report, they make it possible to reconstruct in detail the evolution of the interventions undertaken during the early decades of the twentieth century.
Ita: Il contributo esamina in modo approfondito un corpus di disegni e scritti inediti di Giovan Battista Giovenale, predisposti per il restauro e il raffinamento decorativo della cattedrale di Albano Laziale, dedicata a San Pancrazio. L’intervento ebbe avvio nel 1913 in occasione delle celebrazioni del sedicesimo centenario dell’Editto di Costantino, fondatore dell’originaria struttura paleocristiana, successivamente trasformata nel corso dei secoli. Inoltre, tra i parrocchiani della cattedrale figurava Sandro Benedetti, i cui studi specifici si concentrarono sugli interventi settecenteschi realizzati nel periodo di attività di Carlo Buratti, esponente di primo piano dell’architettura arcadica. L’analisi della documentazione inedita conferma l’attribuzione a Giovenale dell’intero progetto di rinnovamento, del quale numerosi elementi risultano tuttora leggibili. Particolarmente significativi sono i numerosi disegni conservati nell’archivio privato di Giovenale che, attraverso annotazioni autografe, date e relazioni tecniche di accompagnamento, consentono di ricostruire con precisione l’evoluzione degli interventi realizzati nei primi decenni del Novecento.
Fabrizio Di Marco, Prima del Villaggio Olimpico. Il concorso per la sistemazione dell’area dell’ex Piazza d’Armi al Flaminio
Abstract: The archive of the Centro di Studi per la Storia dell’Architettura preserves twenty drawings relating to the four projects submitted in 1949 to the second stage of the national competition for the urban reorganization of the former Piazza d’Armi at the Flaminio – one of the most significant competitions in postwar Rome. Although it did not achieve the same resonance as other contemporary competitions, it proved decisive in shaping the entire urban sector that was soon to house the Olympic Village. The competition, won by Claudio Longo, also included proposals by Ignazio Guidi and Emilio Pifferi, Eugenio Rossi and Alberto Tonelli, as well as Saverio Muratori and Luigi Vagnetti. A few years later Muratori would decisively influence the formation of the young Sandro Benedetti, his student in the courses of Architectural Composition at Rome in 1956–1957, and, from the 1980s onward, one of the principal protagonists in the renewed historical and critical interest in the Modenese architect.
Ita: L’archivio del Centro di Studi per la Storia dell’Architettura conserva venti disegni relativi ai quattro progetti presentati nel 1949 per la seconda fase del concorso nazionale per la riorganizzazione urbana dell’ex Piazza d’Armi al Flaminio, uno dei più significativi concorsi dell’immediato dopoguerra romano. Sebbene non abbia riscosso la stessa risonanza di altre competizioni coeve, esso si rivelò determinante nel definire l’assetto dell’intero settore urbano destinato, di lì a poco, ad accogliere il Villaggio Olimpico. Il concorso, vinto da Claudio Longo, vide inoltre la partecipazione di Ignazio Guidi ed Emilio Pifferi, Eugenio Rossi e Alberto Tonelli, nonché di Saverio Muratori e Luigi Vagnetti. Alcuni anni più tardi Muratori avrebbe esercitato un’influenza decisiva nella formazione del giovane Sandro Benedetti, suo allievo nei corsi di Composizione architettonica a Roma tra il 1956 e il 1957 e, a partire dagli anni Ottanta, uno dei principali protagonisti del rinnovato interesse storico-critico nei confronti dell’architetto modenese.
Maria Antonietta Crippa, Sull’irrinunciabile ruolo del formare simbolico in architettura. Da Sandro Benedetti ad Antoni Gaudì
Abstract: Symbolic authenticity – above all religious authenticity – constitutes an indispensable dimension of the human meaning of dwelling, a value now increasingly imperiled within contemporary architecture. In both his essays and his designs for churches, Sandro Benedetti (1933–2024) forcefully affirmed its urgency. In the Basilica of the Sagrada Familia, Antoni Gaudí (1852–1926) stands as its most resplendent modern interpreter. In the churches of both figures, symbolic language weaves together imagination and rationality.
Ita: L’autenticità simbolica — e, in primo luogo, quella religiosa — costituisce una dimensione imprescindibile del significato umano dell’abitare, un valore oggi sempre più minacciato nell’ambito dell’architettura contemporanea. Sandro Benedetti (1933–2024) ne ha affermato con forza l’urgenza sia nei suoi scritti sia nei suoi progetti per edifici sacri. Nella Basilica della Sagrada Família, Antoni Gaudí (1852–1926) ne rappresenta l’interprete moderno più alto e compiuto. Nelle chiese di entrambi gli autori, il linguaggio simbolico intreccia immaginazione e razionalità, dando forma a una sintesi architettonica di profonda densità espressiva.
Ilaria Delsere, I recenti interventi di restauro e consolidamento della chiesa di Santa Maria di Loreto
Abstract: Among Sandro Benedetti’s studies on sixteenth-century architectural history, particularly noteworthy are those devoted to the architect Jacopo Del Duca, a pupil of Michelangelo, and to one of his principal works, the church of Santa Maria di Loreto in Rome. These studies served as a point of reference for the recent restoration of the church and the consolidation of its dome, undertaken by the Metro C consortium as part of the works planned for the future Venezia station of Rome’s Metro Line C.
Ita: Tra gli studi di Sandro Benedetti dedicati alla storia dell’architettura del Cinquecento, risultano di particolare rilievo quelli consacrati all’architetto Jacopo Del Duca, allievo di Michelangelo, e a una delle sue principali opere, la chiesa di Santa Maria di Loreto a Roma. Tali ricerche hanno costituito un fondamentale punto di riferimento per il recente intervento di restauro della chiesa e per il consolidamento della sua cupola, eseguiti dal Consorzio Metro C nell’ambito dei lavori previsti per la futura stazione Venezia della Linea C della metropolitana di Roma.
Lorenzo Bartolini Salimbeni, Pescara 1969: una Facoltà, un ricordo
Abstract: The author recalls Sandro Benedetti’s early years as professor at the Faculty of Architecture in Pescara (1969–1974), a period shaped both by student protests and by the challenges faced by a small academic institution still in its formative phase. In contrast to the prevailing ideological assumptions of the dominant culture, Benedetti pursued a path rooted in the study of the territory, its traditions, and its historical specificities. His sustained research activity culminated in a study of Baroque architecture in Abruzzo, prepared for the 19th Congress organized by the Centro di Studi per la Storia dell’Architettura and dedicated to that region – an undertaking that would lay the groundwork for historical inquiries in the decades to come.
Ita: L’autore rievoca i primi anni di attività di Sandro Benedetti come professore presso la Facoltà di Architettura di Pescara (1969–1974), un periodo segnato sia dalle proteste studentesche sia dalle difficoltà proprie di una piccola istituzione accademica ancora in fase di formazione. In contrasto con le assunzioni ideologiche prevalenti nella cultura dominante, Benedetti intraprese un percorso fondato sullo studio del territorio, delle sue tradizioni e delle sue specificità storiche. La sua intensa attività di ricerca trovò compimento in uno studio sull’architettura barocca in Abruzzo, elaborato in occasione del XIX Congresso organizzato dal Centro di Studi per la Storia dell’Architettura e dedicato alla regione, un’impresa destinata a porre le basi per le indagini storiche dei decenni successivi.

