Palladio, n. 76 – luglio/dicembre 2025

Palladio, n. 76 – luglio/dicembre 2025

In questo volume:

Agnese De Col, Palazzo Orsi, ricerche inedite sulla storia di una «bella architettura» bolognese


Abstract: The present article reconstructs the history of Palazzo Orsi in Bologna, the residence of the senatorial Orsi family, between the fifteenth and eighteenth centuries. Through the analysis of documents preserved in the family archive, the study provides new evidence concerning the building’s origins and subsequent architectural development, which involved several architects: Francesco Guerra, Francesco Marani, Camillo Saccenti, Alfonso Torreggiani, Francesco Maria Angelini, and Carlo Francesco Dotti. This documentation enables a reconstruction of the stylistic evolution of the palace across three centuries.

Ita: Il presente articolo ricostruisce la storia di Palazzo Orsi a Bologna, residenza della famiglia senatoria Orsi, tra il XV e il XVIII secolo. Attraverso l’analisi dei documenti conservati nell’archivio familiare, lo studio fornisce nuove evidenze riguardo alle origini dell’edificio e al suo successivo sviluppo architettonico, che coinvolse diversi architetti: Francesco Guerra, Francesco Marani, Camillo Saccenti, Alfonso Torreggiani, Francesco Maria Angelini e Carlo Francesco Dotti. Questa documentazione consente di ricostruire l’evoluzione stilistica del palazzo nell’arco di tre secoli.


Giorgia Pietropaolo, Palazzo Bernini in via della Mercede: nuovi documenti per la storia architettonica dell’edificio


Abstract: This paper investigates the residences of the Bernini family in Rome, with particular attention to Gian Lorenzo Bernini’s principal residence, the palace on Via della Mercede. Through a critical reassessment of established sources, combined with the identification of previously unpublished documents and drawings, the study provides a detailed analysis of the building’s architectural features as conceived by Bernini for domestic life, artistic production, and social representation – features largely obscured by twentieth-century alterations.

Ita: Questo articolo esamina le residenze della famiglia Bernini a Roma, con particolare attenzione alla principale dimora di Gian Lorenzo Bernini, il palazzo in Via della Mercede. Attraverso una rilettura critica delle fonti consolidate, unita all’individuazione di documenti e disegni inediti, lo studio offre un’analisi dettagliata delle caratteristiche architettoniche dell’edificio così come concepite da Bernini per la vita domestica, la produzione artistica e la rappresentazione sociale — aspetti in gran parte offuscati dalle trasformazioni del XX secolo.


Domenica Sutera, Essere architetto «romano» nella Sicilia del Settecento: il cantiere della chiesa dell’Abbazia cassinese di San Nicolò l’Arena a Catania dopo Giovan Battista Contini e lo svelamento dell’architetto «Incognito»


Abstract: Through a renewed examination of documentary and iconographic sources, this essay investigates the professional reputation of Sicilian architects active in eighteenth-century Catania, as well as the distrust expressed by certain patrons regarding their training. Such skepticism was evident, for example, among the Cassinese Benedictine monks of San Nicolò l’Arena and within the civic Senate, both of whom preferred to rely on the authority of Roman architects or on the judgment of members of the Accademia di San Luca when resolving disputes or evaluating new projects. Conflicts of this kind emerged during the eighteenth-century construction campaign of the Catanese abbey, initiated in 1686 based on a design by Giovanni Battista Contini, who had been summoned to the city by the Order. Prolonged debate focused primarily on the construction of the church and culminated in the so-called “competition” of 1775, convened in connection with the design of a more modern and monumental façade. The internal dynamics of this competition, the submitted drawings – evaluated by Roman academicians – and the expert reports produced in this context require further clarification and reassessment. Despite the existence of a project sent from Rome, the façade ultimately selected was proposed by a Catanese architect, who signed the design as “Incognito” and whose identity has long been accepted by historiography. The present study advances an alternative hypothesis concerning the attribution of this anonymous winning project, on the basis of which a portion of the existing, unfinished façade was subsequently constructed. At the same time, it addresses broader issues of authorship among the architects involved and examines the strategies of professional self-assertion deployed to navigate the constraints of localism, competition, and the pursuit of commissions.

Ita: Attraverso un rinnovato esame delle fonti documentarie e iconografiche, questo saggio indaga la reputazione professionale degli architetti siciliani attivi nella Catania del XVIII secolo, nonché la diffidenza espressa da alcuni committenti nei confronti della loro formazione. Tale scetticismo era evidente, ad esempio, tra i monaci benedettini cassinesi di San Nicolò l’Arena e all’interno del Senato civico, entrambi inclini a fare affidamento sull’autorità di architetti romani o sul giudizio dei membri dell’Accademia di San Luca per la risoluzione di controversie o la valutazione di nuovi progetti.

Conflitti di questo tipo emersero durante la campagna edilizia settecentesca dell’abbazia catanese, avviata nel 1686 su progetto di Giovanni Battista Contini, chiamato in città dall’Ordine. Il dibattito, protrattosi a lungo, si concentrò principalmente sulla costruzione della chiesa e culminò nel cosiddetto “concorso” del 1775, indetto in relazione al progetto di una facciata più moderna e monumentale. Le dinamiche interne di questo concorso, i disegni presentati – valutati da accademici romani – e le perizie redatte in tale contesto richiedono ulteriori chiarimenti e una rinnovata analisi critica.

Nonostante l’esistenza di un progetto inviato da Roma, la facciata infine prescelta fu proposta da un architetto catanese, che firmò il disegno come “Incognito” e la cui identità è stata a lungo accettata dalla storiografia. Il presente studio avanza un’ipotesi alternativa riguardo all’attribuzione di questo progetto anonimo vincitore, sulla base del quale venne successivamente realizzata una parte della facciata esistente, rimasta incompiuta. Al contempo, affronta questioni più ampie relative all’autorialità tra gli architetti coinvolti ed esamina le strategie di autoaffermazione professionale adottate per muoversi tra vincoli di localismo, dinamiche concorrenziali e ricerca di committenze.


Marta Formosa, Villa Blanc su via Nomentana. L’adattamento del casale preesistente (1895-1897) e gli influssi artistici inglesi


Abstract: This essay examines the formative process and cultural meanings of Villa Blanc, constructed in 1895 along Via Nomentana in Rome to a design by the Venetian architect Giacomo Boni (1859–1925) in collaboration with Francesco Mora. The building is characterized by an irregular plan and is set within an extensive landscaped park featuring exotic plantings and artificial ruins. More specifically, the architectural complex developed from an earlier rural structure, L-shaped in plan, which serves as the nucleus around which newly projecting volumes were added in varying orientations, incorporating iron and glass construction techniques. The essay reconstructs the design process on the basis of archival documentation and original drawings. It also analyzes the building’s formal and symbolic dimensions, which reflect late nineteenth-century eclecticism and English artistic influences, with particular reference to Pre-Raphaelite aesthetics and the Arts and Crafts movement. This influence is evident in the decorative solutions and in the selection of traditional materials, such as glazed maiolica. Finally,the study situates Villa Blanc within the Roman context of the late nineteenth century, referencing the work of the Geneva-based architect Henri Kleffler (1840-1891) and early examples of Liberty architecture in the first decades of the twentieth century.

Ita: Questo saggio esamina il processo formativo e i significati culturali di Villa Blanc, costruita nel 1895 lungo Via Nomentana a Roma su progetto dell’architetto veneziano Giacomo Boni (1859–1925) in collaborazione con Francesco Mora. L’edificio è caratterizzato da una pianta irregolare ed è inserito in un ampio parco paesaggistico con essenze esotiche e rovine artificiali. Più nello specifico, il complesso architettonico si sviluppa a partire da una preesistenza rurale, con pianta a L, che costituisce il nucleo attorno al quale sono stati aggiunti nuovi volumi aggettanti in diverse direzioni, con l’impiego di tecniche costruttive in ferro e vetro. Il saggio ricostruisce il processo progettuale sulla base della documentazione d’archivio e dei disegni originali.

Analizza inoltre le dimensioni formali e simboliche dell’edificio, che riflettono l’eclettismo di fine Ottocento e le influenze artistiche inglesi, con particolare riferimento all’estetica preraffaellita e al movimento Arts and Crafts. Tale influenza si manifesta nelle soluzioni decorative e nella scelta di materiali tradizionali, come la maiolica invetriata.

Infine, lo studio colloca Villa Blanc nel contesto romano della fine del XIX secolo, richiamando l’opera dell’architetto ginevrino Henri Kleffler (1840–1891) e i primi esempi di architettura Liberty nei primi decenni del XX secolo.


Massimiliano Savorra, Non solo Piano. Gli italiani al concorso internazionale per il Centre du Plateau Beaubourg


Abstract: This essay systematically analyzes Italian participation in the international competition for the Centre du Plateau Beaubourg, moving beyond a historiographical narrative traditionally focused solely on the winning project. Drawing on a substantial body of archival materials that have thus far been little explored or entirely neglected – including project reports, presentation panels, photographs, drawings, and administrative documents preserved in French and Italian archives – the study reconstructs a constellation of design experiences that reflects the cultural, educational, and disciplinary complexity of the event. The investigation demonstrates how established architects, university professors, recent graduates, and research groups interpreted the Beaubourg program as an opportunity to experiment with new megastructural forms, urban models, technological languages, and symbolic strategies. Through a comparative analysis of the Italian proposals, the essay highlights the tensions among structural poetics, typological research, political agendas, and the renewal of architectural education in the years immediately following 1968. Particular attention is devoted to the role of architectural schools, to processes of cultural transfer, and to the circulation of theoretical and formal models, for which the competition functioned as a genuine “contrastive filter,” revealing ambiguities, contradictions, and a plurality of positions. The use of previously unpublished documentation also enables a detailed reconstruction of the modes of presentation, evaluation, and exhibition of the projects, restoring the competition in its media, political, and spectacular dimensions. The study thus demonstrates that the Italian proposals for the Beaubourg competition constitute a privileged observatory for understanding the transformations of European architecture in the early 1970s, offering new interpretive tools for rethinking the relationship between experimentation, cultural institutions, and the construction of disciplinary identity.

Ita: Questo saggio analizza in modo sistematico la partecipazione italiana al concorso internazionale per il Centre du Plateau Beaubourg, superando una narrazione storiografica tradizionalmente concentrata esclusivamente sul progetto vincitore. Basandosi su un ampio corpus di materiali d’archivio finora poco esplorati o del tutto trascurati – tra cui relazioni di progetto, tavole di presentazione, fotografie, disegni e documenti amministrativi conservati in archivi francesi e italiani – lo studio ricostruisce una costellazione di esperienze progettuali che riflette la complessità culturale, formativa e disciplinare dell’evento.

L’indagine dimostra come architetti affermati, docenti universitari, neolaureati e gruppi di ricerca interpretarono il programma del Beaubourg come un’occasione per sperimentare nuove forme megastrutturali, modelli urbani, linguaggi tecnologici e strategie simboliche. Attraverso un’analisi comparativa delle proposte italiane, il saggio mette in luce le tensioni tra poetiche strutturali, ricerca tipologica, agende politiche e rinnovamento dell’insegnamento dell’architettura negli anni immediatamente successivi al 1968.

Particolare attenzione è dedicata al ruolo delle scuole di architettura, ai processi di trasferimento culturale e alla circolazione di modelli teorici e formali, per i quali il concorso funzionò come un vero e proprio “filtro contrastivo”, capace di rivelare ambiguità, contraddizioni e una pluralità di posizioni. L’impiego di documentazione inedita consente inoltre una ricostruzione dettagliata delle modalità di presentazione, valutazione ed esposizione dei progetti, restituendo il concorso nelle sue dimensioni mediali, politiche e spettacolari.

Lo studio dimostra così che le proposte italiane per il concorso Beaubourg costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere le trasformazioni dell’architettura europea nei primi anni Settanta, offrendo nuovi strumenti interpretativi per ripensare il rapporto tra sperimentazione, istituzioni culturali e costruzione dell’identità disciplinare.


Rossana Ravesi, La chiesa della Ss. Annunziata di Messina: l’interno ricostruito attraverso le fonti archivistiche e iconografiche


Abstract: Primarily known through the façade design attributed to the Theatine architect Guarino Guarini, the church of SS. Annunziata in Messina was destroyed in the earthquake of 28 December 1908 and subsequently demolished. The surviving visual record – consisting mainly of postcards and early photographs – documents the building almost exclusively from the exterior, a circumstance that has directed scholarly attention toward the façade while leaving the interior largely unexplored. This article addresses that gap by integrating published and unpublished archival sources with iconographic evidence and by testing dimensional data through proportional analysis. On this basis, the study advances a coherent and explicitly argued reconstruction of the church’s plan and elevations, proposing a verifiable hypothesis for its spatial organization and restoring, within the limits of the surviving documentation, the building’s historical image within Messina’s urban memory.

Ita: Nota principalmente attraverso il progetto della facciata attribuito all’architetto teatino Guarino Guarini, la chiesa della SS. Annunziata a Messina fu distrutta nel terremoto del 28 dicembre 1908 e successivamente demolita. La documentazione visiva superstite – costituita principalmente da cartoline e fotografie d’epoca – registra l’edificio quasi esclusivamente dall’esterno, una circostanza che ha orientato l’attenzione degli studi verso la facciata, lasciando invece l’interno in gran parte inesplorato.

Questo articolo colma tale lacuna integrando fonti archivistiche edite e inedite con evidenze iconografiche e verificando i dati dimensionali attraverso un’analisi proporzionale. Su queste basi, lo studio propone una ricostruzione coerente e argomentata della pianta e degli alzati della chiesa, avanzando un’ipotesi verificabile sulla sua organizzazione spaziale e restituendo, nei limiti della documentazione superstite, l’immagine storica dell’edificio nella memoria urbana di Messina.


Mariana Cristina Fernandez Pinto Franco & Antonio Russo, Carlo Rainaldi’s Drawing for the Façade of San Marcello al Corso: Study and 3d Reconstruction of a Baroque Architectural Design

Abstract: This study provides a comprehensive analysis and 3D reconstruction of Carlo Rainaldi’s unbuilt design for the façade of San Marcello al Corso, offering a critical reassessment of late Roman BaroquE architectural theory. By situating the project within the evolution of Rainaldi’s architectural language, the research identifies a radical departure from the traditional alla romana aedicule façade type. Through digital modeling, the authors resolve technical distortions in the original drawing preserved in the Vatican Library, revealing a mathematically complex arrangement of column depths articulated through a sophisticated convex plan. Furthermore, a comparative urban analysis demonstrates that, whereas Carlo Fontana’s executed concave façade privileges a single, frontal viewpoint, Rainaldi’s design proposed a dynamic integration with the surrounding square, guiding movement from multiple approaches. Ultimately, this paper argues that Rainaldi’s project represents a culminating moment of Baroque plasticity and sculptural experimentation, marking one of the final instances of architectural audacity before the consolidation of a more standardized late seventeenth-century language.

Ita: Questo studio offre un’analisi approfondita e una ricostruzione tridimensionale del progetto non realizzato di Carlo Rainaldi per la facciata di San Marcello al Corso, proponendo una rilettura critica della teoria architettonica del tardo Barocco romano. Collocando il progetto nell’evoluzione del linguaggio architettonico di Rainaldi, la ricerca individua una rottura radicale rispetto al tradizionale tipo di facciata ad edicola alla romana.

Attraverso la modellazione digitale, gli autori risolvono le distorsioni tecniche presenti nel disegno originale conservato presso la Biblioteca Vaticana, rivelando una configurazione matematicamente complessa delle profondità delle colonne, articolata secondo un sofisticato impianto convesso. Inoltre, un’analisi urbana comparativa dimostra che, mentre la facciata concava realizzata da Carlo Fontana privilegia un unico punto di vista frontale, il progetto di Rainaldi proponeva un’integrazione dinamica con la piazza circostante, guidando il movimento da molteplici direzioni di accesso.

In definitiva, il saggio sostiene che il progetto di Rainaldi rappresenti un momento culminante della plasticità barocca e della sperimentazione scultorea, segnando uno degli ultimi esempi di audacia architettonica prima dell’affermarsi di un linguaggio più standardizzato nella tarda età seicentesca.

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